Il Terzo Reich contrasse un pesante debito prendendo in prestito ingenti somme di denaro, utilizzate per il riarmo del proprio esercito; sicché una guerra di spoliazione costituì lo sbocco per ripagare i creditori (industriali, banchieri, corporation e istituti di credito, detentori dei titoli di Stato) soprattutto tedeschi e statunitensi, che perciò guardavano con favore allo scatenarsi di un nuovo conflitto – infatti carburante ed equipaggiamento messi a disposizione dalle corporazioni statunitensi permisero le vittorie tedesche nei primi anni della guerra. Quando il 22 giugno 1941 si consumò l'aggressione contro l'Unione Sovietica, la Germania contava di raggiungere al più presto possibile i ricchi giacimenti petroliferi del Caucaso, anche per rendersi indipendente dalle forniture di carburante necessarie per sostenere lo sforzo bellico. Le "democrazie" occidentali – gli Stati Uniti e l'Inghilterra –, barbare e assassine tanto quanto l'aggressore, tardarono in mille modi il soccorso all'Unione Sovietica e l'apertura di un secondo fronte europeo. Così si espresse l'allora senatore (e futuro presidente degli Usa) Harry Truman, commentando l'aggressione nazista ai danni dell'Unione Sovietica: «Se vediamo che la Germania sta vincendo, dovremmo aiutare la Russia, e se la Russia dovesse vincere, dovremmo aiutare la Germania, in modo che si sterminino reciprocamente».
